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Università, arriva la riforma. Gelmini: Bisogna avere coraggio. Tutti i cambiamenti
Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha illustrato oggi i contenuti della riforma dell’Università. “Bisogna avere coraggio di cambiare l’Università – ha affermato –, non difendendo lo status quo ma premiando i giovani meritevoli, i nuovi ricercatori e le Università che puntano sulla qualità eliminando gli sprechi e i corsi inutili”.
Ecco i CONTENUTI del disegno di legge:
- Possibilità per gli atenei di fondersi tra loro o aggregarsi su base federativa per evitare duplicazioni e costi inutili.
- Come è: università vicine non possono unirsi per razionalizzare e contenere i costi;
- Come sarà: ci sarà la possibilità di unire e federare università vicine, anche in relazione a singoli settori di attività, per abbattere costi e aumentare la qualità.
- Introduzione della contabilità economico-patrimoniale uniforme secondo criteri nazionali concordati tra Miur e Tesoro.
- Come è: i bilanci delle università non sono chiari e non calcolano la base di patrimonio degli atenei;
- Come sarà: i bilanci dovranno rispondere a criteri di maggiori trasparenza. Debiti e crediti saranno resi più chiari nel bilancio.
- Riduzione dei settori scientifico-disciplinari, dagli attuali 370 a circa la metà (consistenza minima di 50 ordinari per settore).
- Come è: ogni professore è oggi rigidamente inserito in settori scientifico disciplinari spesso molto piccoli, anche con solo 2 o 3 docenti;
- Come sarà: saranno ridotti per evitare che si formino micro settori, che danneggiano la circolazione delle idee e danno troppo potere a cordate ristrette.
- Delega al ministro per riorganizzare i dottorati di ricerca al fine di creare un vero sistema di formazione di terzo livello sia per l’accademia che per le imprese. (segue)
Il 70.3% degli studenti ha un’insufficienza
Quello che finora non si vuole vedere e capire è che la scuola media, sia inferiore che superiore, deve essere riformata completamente. Il pesce puzza sempre dalla testa e la testa non può che essere la pubblica istruzione. Lo Stato deve dare più soldi agli insegnanti e alle scuole. Un’insegnate studia tutta una vita per arrivare sulle cattedre dei nostri istituti e nella maggioranza dei casi arriva completamente demotivato e sfinito. Il perché è presto detto: troppe lungaggini e retribuzioni da operaio o anche inferiori.

Se l’insegnante per esser tale deve laurearsi di primo e secondo livello e poi continuare a studiare nella scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario ci si aspetta che una volta entrato in graduatoria e successivamente abilitato all’insegnamento (diciamo anche che ci vogliono anni e anni al sud) abbia almeno una retribuzione più che dignitosa, al pari di un manager specializzato con master. E invece niente. Gli danno 1000 € al mese o qualcosina di più e stop. Questo per aver studiato e sgobbato per almeno 7 anni di fila dopo il diploma.
Se l’insegnante si trova in questa situazione potete mai pensare che abbia voglia di cercare di fare il suo mestiere al meglio? Io penso che faccia il minimo indispensabile visto che percepisce il minimo indispensabile per tirare a campare. Il resto è tutto una conseguenza di questo scempio illogico. Eppure gli insegnanti lo dicono ormai da tempi immemori che così si va allo sfascio, ma le istituzioni non sentono ragioni e continuano a spingere la scuola verso il baratro. L’istruzione secondaria e quella accademica sono destinate a produrre nozionisti per lo più scadenti.
Prima di pensare alla prossima riforma legislativa sull’impianto scolastico o sui programmi paghiamo il giusto agli insegnanti e vedrete che tutto migliorerà.


