Giovani per la Libertà

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Università, arriva la riforma. Gelmini: Bisogna avere coraggio. Tutti i cambiamenti

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Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha illustrato oggi i contenuti della riforma dell’Università. “Bisogna avere coraggio di cambiare l’Università – ha affermato –, non difendendo lo status quo ma premiando i giovani meritevoli, i nuovi ricercatori e le Università che puntano sulla qualità eliminando gli sprechi e i corsi inutili”.

Ecco i CONTENUTI del disegno di legge:

- Possibilità per gli atenei di fondersi tra loro o aggregarsi su base federativa per evitare duplicazioni e costi inutili.

  • Come è: università vicine non possono unirsi per razionalizzare e contenere i costi;
  • Come sarà: ci sarà la possibilità di unire e federare università vicine, anche in relazione a singoli settori di attività, per abbattere costi e aumentare la qualità.

- Introduzione della contabilità economico-patrimoniale uniforme secondo criteri nazionali concordati tra Miur e Tesoro.

  • Come è: i bilanci delle università non sono chiari e non calcolano la base di patrimonio degli atenei;
  • Come sarà: i bilanci dovranno rispondere a criteri di maggiori trasparenza. Debiti e crediti saranno resi più chiari nel bilancio.

- Riduzione dei settori scientifico-disciplinari, dagli attuali 370 a circa la metà (consistenza minima di 50 ordinari per settore).

  • Come è: ogni professore è oggi rigidamente inserito in settori scientifico disciplinari spesso molto piccoli, anche con solo 2 o 3 docenti;
  • Come sarà: saranno ridotti per evitare che si formino micro settori, che danneggiano la circolazione delle idee e danno troppo potere a cordate ristrette.

- Delega al ministro per riorganizzare i dottorati di ricerca al fine di creare un vero sistema di formazione di terzo livello sia per l’accademia che per le imprese. (segue)

Università

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Altra figuraccia per NYT, The Guardian e Repubblica – Lo spin doctor di Obama: “Ma tu credi ancora al New York Times?”

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Lo spin doctor di Obama: “Ma tu credi ancora al New York Times?”

“Ma tu credi ancora al New York Times?”. A parlare non è il portavoce del premier italiano Paolo Bonaiuti. E’ la risposta ironica del principale consigliere del presidente Obama, David Axelrod interpellato dal SOLE 24 ORE. Il quotidiano di Confindustria sottolinea come sia stridente l’immagine d’insieme al Quirinale, la passeggiata e la chiacchierata con Berlusconi, le dichiarazioni di apprezzamento per il lavoro “splendido” della presidenza italiana del G8 con la ‘versione’ del NYT che aveva scritto di carenze organizzative e di rilassatezza politica del governo italiano. Una denuncia condivisa anche dal Guardian che aveva addirittura chiamato in causa lo ‘sherpa’ americano Mike Froman scrivendo che era stato lui ad aver condotto riunioni preparatorie del Vertice degli Otto grandi in sostituzione di quello italiano Giampiero Massolo. Circostanza smentita dallo stesso Froman che, in effetti, una conference call ricorda di averla organizzata, ma in vista del G-20 che si terrà a Pittsburgh sotto la presidenza americana. “Forse qualcuno ha fatto confusione”, così Froman aveva liquidato lapidariamente la tesi del Gurardian. Adesso l’affondo di Axelrod.

Intanto fonti di Palazzo Chigi, interpellate da LA STAMPA, rilanciano la tesi del complotto dei media stranieri alimentato da “falsi scoop”, che i corrispondenti negano però all’unisono, primo fra tutti il presidente dell’Associazione della stampa estera Maarten Van Aalderen che giura: nessuna vecchia ruggine con il governo italiano, anche se Berlusconi aveva prima accettato e poi rinviato l’invito per una conferenza. Insomma nessun pregiudizio contro il premier da parte dei giornalisti stranieri, semmai spiazzati per aver preso il classico ‘buco’ da Berlusconi. Ma c’è chi sta peggio, almeno dalle parti di REPUBBLICA, che in questi giorni ha incassato un “uno-due” di difficile digestione: non solo il riconoscimento della forte leadership del governo italiano sui temi del G8 giunto da Obama e Gordon Brown – ovvero dai “due giganti della sinistra occidentale”, annota malizioso Christian Rocca sul FOGLIO – ma anche la beffa di aver ricevuto un ‘no’ dalla Casa Bianca all’intervista al presidente americano che sarebbe “spettata” al quotidiano di Largo Fochetti.

“La Casa Bianca infatti – spiega IRocca – un paio di giorni prima della visita del presidente in Italia è solita garantire un’intervista ai giornali che accreditano i loro inviati ai viaggi con l’Air Press One”. A turno, una volta tocca al CORRIERE, un’altra a la STAMPA, e così via. Questa volta toccava a REPUBBLICA, ma Obama ha preferito AVVENIRE, facendo andare su tutte le furie il padre nobile di REPUBBLICA, al secolo Eugenio Scalfari, che nel consueto articolo domenicale ha manifestato tutto il suo fastidio per questa scelta: “Non vende molto l’Avvenire, ma rappresenta la Conferenza episcopale”, ha spiegato ai suoi lettori. Ma è ancora presto per capire se l’amore per Obama, appena nato, sia già finito…

(Il velino)

Written by marcorouge

9 Luglio 2009 alle 10:54 am

Riforma del processo civile. Per i diritti di tutti

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Lettera del ministro Angelino Alfano al “Corriere della sera”, 4 luglio 2009

Il ministro Alfano«Caro direttore, oggi entra in vigore la riforma del processo civile dal governo proposta e dal Parlamento approvata con l’intento di aggredire il principale nemico della nostra giustizia: la sua lentezza. Siamo consapevoli che il processo civile non evoca le suggestioni del processo e del diritto penale che, trattando le libertà personali, suscita passioni e polemiche anche aspre. E anche di questo ci stiamo occupando. Però abbiamo preferito cominciare dal processo civile che è lo scrigno dentro il quale vengono tutelate le libertà economiche di ogni cittadino quando queste vengono messe in discussione e sottoposte alla valutazione dei giudici in un processo che non dovrà più durare dieci anni.

La scelta del presidente Berlusconi di intraprendere il difficile cammino delle riforme della giustizia partendo dal processo civile non è casuale: la paralisi imprigiona una enorme quantità di ricchezza, una risorsa occulta che è indispensabile restituire al circuito economico in un periodo di crisi. Ma non solo: alla giustizia civile i cittadini affidano i loro affari privati e personali, per dirimere le loro controversie e ristabilire il diritto nel quotidiano, lontano dai clamori e dall’ umanità sofferente che affolla le aule penali, ma più vicino al vissuto quotidiano dell’ uomo comune. Per questo è apparso naturale iniziare da questa riforma per dare attuazione al principio della ragionevole durata del processo, riconosciuto come diritto di ogni cittadino dalla Costituzione.

La legge che oggi entra in vigore, oltre a contenere i tempi processuali, mira ad introdurre nel nostro sistema un differente approccio culturale alla risoluzione dei conflitti civili. Il nostro impegno è stato rivolto anzitutto a rendere più razionale il sistema processuale, eliminando sprechi di preziose energie. In quest’ ottica si è puntato così sulla riduzione del numero dei riti: oggi quasi trenta, una giungla procedimentale ormai intollerabile.

Il Parlamento ha concesso una delega di 2 anni ma, nonostante la delicata materia, faremo prima.

Sono stati, poi, resi omogenei e più brevi molti termini processuali, è stato introdotto l’ obbligo per il giudice di fissare il calendario del processo, con l’ indicazione di tutte le scadenze e della durata complessiva del giudizio e sono stati ridotti i formalismi per garantire che la causa venga rapidamente decisa nel merito. Le parti sono state rese corresponsabili dei tempi del processo, grazie a una disciplina delle spese processuali che premia la conciliazione e sanziona i comportamenti in mala fede volti ad allungare la durata del processo. Ed inoltre una scelta di campo a favore del processo telematico: le notifiche via mail come forma ordinaria di comunicazione tra i protagonisti del processo.

Magistrati in toga

Nuovi ed importanti istituti giuridici sono stati previsti per ridurre la rigidità delle forme del processo (ma a parità di garanzie!), consentendo di modularlo a seconda della complessità della causa, come il procedimento sommario di cognizione, la testimonianza scritta e le nuove misure coercitive per assicurare l’ esecuzione delle sentenze. Più chiarezza per i cittadini: la sentenza sarà semplificata e più comprensibile dovendo essere concisa e potendo limitarsi a richiamare precedenti conformi.

Per la prima volta nella storia del nostro ordinamento è stato introdotto un filtro per i ricorsi in Cassazione, che consentirà alla suprema corte di acquistare maggiore autorevolezza, concentrando le proprie energie solo sulle questioni nuove e di maggiore rilievo, senza pregiudicare la possibilità per le parti di rivolgersi ad essa. È stata generalizzata, poi, la mediazione, uno strumento che consentirà ai cittadini di risolvere le loro liti in 4 mesi senza andare in tribunale, ma rivolgendosi ad un esperto che li aiuterà risolvere la controversia con logiche diverse dall’ alternativa necessaria tra il torto e la ragione e cercando, invece, di consentire a tutti i litiganti di trarre il maggior utile possibile.

GiustiziaSiamo consapevoli che nessuna riforma è sufficiente, da sola, a sconfiggere il nemico rappresentato dalla eccessiva durata dei processi, che continuerà ad affliggere il nostro sistema fino a quando non verrà eliminato il pesante debito pubblico giudiziario, costituito dagli oltre 5 milioni di cause pendenti. È questa la nostra prossima sfida: far correre la giustizia italiana togliendo dalle sue spalle lo zaino di piombo dell’ arretrato. A tal fine è indispensabile la leale collaborazione dell’ avvocatura italiana, chiamata ad affrontare una importante sfida riformatrice, e sono allo studio ulteriori importanti interventi straordinari, sia sul piano delle risorse che sul piano normativo.

È un compito arduo che deve vederci uniti verso la meta, giacché, parafrasando Calamandrei, la lentezza della giustizia non è come quei veleni di cui certa medicina afferma che presi in grandi dosi uccidono, ma presi in piccole dosi risanano. La lentezza della giustizia, anche in dosi omeopatiche, avvelena le relazioni tra i cittadini ed il sistema economico.»

Angelino Alfano

Written by marcorouge

7 Luglio 2009 alle 4:32 pm

Piano per le famiglie : un’altra risposta del Governo alla crisi

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Sono giornate decisive per gli aiuti alle famiglie e alle imprese, oltre che per far decollare il piano destinato a tempi brevissimi a far ripartire le infrastrutture. Va precisato che non si tratta di una Finanziaria-bis dettata dalla crisi economica, ma di un intervento di emergenza, un pronto soccorso cash che il governo mette in campo in coordinamento con l’Unione europea.

Famiglie numerose soprattutto

Sono le famiglie numerose e a basso reddito quelle che avvertono con maggiore disagio il peso della congiuntura sfavorevole. Per sostenerle ci sarà un primo intervento, uno sconto sensibile sulle bollette di luce e gas. La bozza del provvedimento è stata già preparata e può contare su una copertura di 800 milioni di euro. Il ”bonus gas” sarà operativo entro due mesi. Il “bonus elettricità”, già introdotto quest’anno, sarà esteso al 2009 e consentirà di tagliare, con effetto retroattivo, le bollette dal gennaio 2008 in poi. Per le famiglie in cui ci saranno nuovi nati è previsto il “bonus bebé”, un prestito di 5.000 euro al tasso agevolato del 4%.


Social card per oltre un milione di italiani.

È una carta da 40 euro al mese per fare la spesa in supermarket ed esercizi convenzionati (sconti fino al 10%) valida per tutto il 2009 e destinata ai cittadini tra i 65 e 70 anni con redditi annuali fino a 6.000 euro e sarà estesa a neonati e bambini da 0 a 3 anni. Le prime lettere sono già partite e riguarderanno 1,2 milioni di meno abbienti. Chi le riceve potrà recarsi ad un ufficio postale che verificherà la correttezza dei dati e rilascerà una sorta di bancomat ricaribile (essendo in vigore da ottobre, la tessera conterrà già 120 euro), sul quale di mese in mese lo Stato accrediterà i 40 euro.

La social card

La social card


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Written by marcorouge

10 Dicembre 2008 alle 11:21 pm

BERLUSCONI E TREMONTI: Piano da ottanta miliardi per le famiglie e le imprese

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“Lo dico con fermezza: contro la crisi non siamo in ritardo, come afferma la sinistra”.  Lo ha affermato il presidente Berlusconi nella conferenza stampa che ha fatto seguito alla conclusione del G20 di Washington.
“ Intendiamo investire 80 i miliardi per aiutare le imprese e le famiglie. Una misura che ridurrà lo stress degli italiani di fronte a queste difficoltà. Nessuno in Europa ha fatto niente da solo. Ora stiamo valutando interventi su scala globale. Ma in Italia grazie alla decisione di anticipare la finanziaria a luglio e prevedere la sua applicazione nei tre anni, abbiamo prevenuto ogni rischio.”

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Written by marcorouge

17 Novembre 2008 alle 8:27 am

Il discorso di insediamento di Berlusconi alla Camera

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Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

«Signor Presidente,
Onorevoli colleghi.

Il lavoro che ci aspetta per ridare fiducia e slancio all’Italia richiede ottimismo e spirito di missione. Gli elettori hanno raccolto e premiato il nostro comune appello a rendere più chiaro, più efficiente e controllabile il governo del Paese. Hanno ridotto drasticamente la frammentazione politica e hanno scelto con nettezza una maggioranza di governo e una opposizione, ciascuna con le proprie idee e passioni, ciascuna con la propria leadership. Il voto è stato un messaggio univoco alla classe dirigente, è stato la prima grande riforma di tante altre che sono necessarie.

Gli italiani hanno preso la parola. Hanno messo a tacere con la loro voce sovrana il pessimismo rumoroso di chi non ama l’Italia e non crede nel suo futuro. Hanno respinto insidiose campagne di sfiducia astensionista o di protesta qualunquista e hanno partecipato generosamente al momento più alto di una democrazia liberale moderna. E hanno detto: noi vi mettiamo in grado di risollevare il Paese, sta a voi non deluderci.

Dividetevi, hanno detto i cittadini, ma non ostacolatevi slealmente. Combattetevi anche, ma non in nome di vecchie ideologie. Prendete democraticamente le decisioni necessarie a risalire la china, rispettate il dissenso e tutelate le minoranze, che si esprimono dentro e fuori del Parlamento, ma dateci stabilità e impegno nell’azione di governo.

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Written by Alfredo

13 Maggio 2008 alle 10:28 pm

Dalla seconda alla terza Repubblica

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Roma Altare della Patria

Ancora qualche parola (dopo quanto già espresso qui) e alcune analisi devono essere spese per far luce sulle cause che hanno portato a questo voto di svolta. Tutto quello che stiamo vivendo oggi non è altro che la conseguenza di fatti che sono accaduti ormai molto tempo fa e che noi giovani non abbiamo vissuto se non come ricordi d’infanzia. Di certo allora la politica per noi era qualcosa di molto lontano e poco comprensibile; tutto ci appariva confuso e nebbioso e non sapevamo di certo distinguere la destra dalla sinistra.

Il voto di svolta che oggi ci traghetta nella Terza Repubblica non nasce da una volontà politica ma da una volontà popolare; esso ha consentito il cambiamento della politica dal multipartitismo al bipolarismo, tutto ciò per merito anche del dileggiato “porcellum“, che in sostanza è un sistema elettorale proporzionale con correttivo maggioritario attraverso uno o più sbarramenti ed il premio di maggioranza. Come accadde nel ‘92 con Tonino Di Pietro e Tangentopoli (leggi la cronologia) oggi si assiste ad una istigazione delle masse contro la politica e i suoi rappresentanti tramite giornalisti come Stella e Rizzo, giudici come De Magistris e comici come Grillo. Tutti questi attori hanno segnato una svolta che aveva posto le sue radici nei fatti avvenuti per mezzo delle “mani pulite“. Allora si sciolse la Democrazia Cristiana e morì nei fatti il Partito Socialista di Bettino Craxi e Gianni De Michelis (col lancio delle monetine addosso al segretario del PSI). Leggi il seguito di questo post »

Yes, we made!

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Se per Veltroni ormai è rimasto solo un «No, we couldn’t», noi adesso possiamo divertirci a dir loro:

«Yes, we made!»

Noi possiamo, loro no

L’immagine è stata presa da ilgiulivo.

Written by Alfredo

16 Aprile 2008 alle 1:55 pm

L’Italia si rialza!

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Secondo i dati definitivi del Viminale, al Senato – su 309 seggi, senza considerare i 6 senatori eletti all’estero, la coalizione di Berlusconi ha 171 seggi contro i 130 di Walter Veltroni.

Alla Camera, il Pdl ha ottenuto 340 seggi su 618, esclusi i 12 deputati eletti dagli italiani all’estero, mentre il PD ha eletto solamente 239 deputati.

La Lega Nord si rafforza sia alla Camera sia al Senato, con 60 e 25 seggi rispettivamente, con un aumento molto consistente rispetto ai dati del 2006.

I leader del PDL

Ha affermato poi il nuovo Presidente del Consiglio: «Ho già in testa il governo, la formazione sarà facile: ci saranno almeno 4 donne” sui 12 ministri promessi, fra i quali Giulio Tremonti all’Economia e Franco Frattini agli Esteri.»

L’alleanza di centrodestra ottiene il 47,32% dei voti per Palazzo Madama contro il 38,01% del Partito democratico con l’Italia dei valori. Alla Camera, Pdl, Lega e Mpa ottengono insieme il 46,7% (con la Lega oltre l’8%) contro il 37,6% di Pd e Italia dei valori.

Il nuovo Presidente del Consiglio Berlusconi

Written by Alfredo

15 Aprile 2008 alle 11:28 am

Niente Senato per la Sinistra

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Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi

Ieri Berlusconi ha ribadito che la presidenza del Senato non andrà certo alla Sinistra se Napolitano rimarrà al suo posto. Il nostro presidente della Repubblica, è bene ricordarlo, era un DS e prima ancora un appartenente al PCI (è il primo presidente che abbia militato nel Partito Comunista).

L’elezione dell’attuale presidente del Senato della Repubblica, Francesco Marini, fu il palcoscenico del teatrino politico dell’allora maggioranza di Governo. Allora si decise di occupare politicamente tutto ciò che era a loro disposizione: Camera, Senato e Quirinale. Avevano tutto e non si dolevano minimamente degli altri, del rispetto dell’avversario e della democrazia italiana. Gli arbitri del gioco normalmente non militano tutti per una fazione, altrimenti il gioco finisce in farsa.

Il presidente del Pdl ha dichiarato:

“Noi non daremo il Senato alla sinistra perchè delle tre cariche dello Stato più importanti ha già il Quirinale”

, sottolineando poi

“Al Capo dello Stato porto stima, rispetto, simpatia e gli auguro di finire meravigliosamente il suo settennato.”

Apriti cielo! Come se non fosse evidente la situazione istituzionale italiana e come vadano avanti le cose da quando Prodi, presidente del PD, abbia occupato palazzo Chigi.

L’idea ipotizzata da Silvio Berlusconi era quella che, allorquando l’attuale presidente della Repubblica si fosse dimesso, si sarebbe potuta offrire una carica dello Stato anche all’opposizione. Il che è auspicabile da tutti. Attualmente invece sarebbe come avere venti contrari che impedirebbero di navigare e mantenere la rotta di governo della nave Italia.


Written by Alfredo

10 Aprile 2008 alle 6:11 pm

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