Ribelliamoci alla violenza giovanile Maggio 5, 2008
Posted by Alfredo in Notizie, Riflessioni, Società.Tags: Giovani
trackback
Chi si macchia di delitti come quello dell’uccisione a seguito di un brutale pestaggio o degli scontri volontari contro le forze dell’ordine ai fini di uccidere i rappresentanti di pubblica sicurezza merita il disprezzo e l’allontanamento immediato. Aprendo i quotidiani di domani potremo leggere di due atti di scelleratezza assoluta: il primo ai danni di Nicola Tommasoli, un giovane di 29 anni di Verona la cui unica colpa è stata quella di non offrire una sigaretta a dei balordi che lo hanno picchiato a sangue e ucciso; il secondo l’ha subito un adolescente di Viterbo che ha dovuto sopportare un’angheria davvero inconcepibile, cioè farsi bruciare i capelli dai coetanei con un accendino e porgere gli avambracci come posacenere, il tutto per non essere residente a Viterbo ma in un paesino di provincia.
I giovani non devono fare buon viso a questi atti di pura cattiveria e violenza. Dobbiamo emarginare e boicottare ogni atto simile, facendo se necessario anche la voce grossa contro i bulli e i violenti. Quando qualcuno si vanta di qualche spacconata ai danni di un indifeso dobbiamo controbattere immediatamente spiegando che questo genere di atti è solo un sintomo di profondissima stupidità e ignoranza. Le persone che hanno un minimo di sale in zucca non utilizzano la loro forza per ferire il più debole e approfittarsi della sua condizione. Bensì utilizzano le loro capacità nello studio e nello sport migliorando se stessi e la società.
La nostra generazione deve essere attenta e severa contro coloro che infrangono le regole per il puro gusto di farlo. Pensiamo a boicottare il calcio se esso è ricettacolo di gente cattiva, stupida e senza scrupoli, che si maschera con sciarpe e berretti per fare le azioni più turpi nel pieno anonimato. Seguiamo la Formula 1, la pallavolo, il basket, il tennis, il nuoto o il ping pong e loro inizieranno a sentirsi completamente soli e indifesi.
La forza di questi soggetti è il gruppo (il branco). Si confondono in una massa indistinguibile per colpire dove fa più male e passarla poi liscia beandosi della polizia e dei carabinieri, che sistematicamente deridono e insultano. I fatti che avvengono a scuola sono un sintomo di quello che avverrà poi negli stadi e nei luoghi di ritrovo: violenza, nient’altro che pura violenza e vandalismo. Aprite un qualsiasi giornale locale e vi accorgerete che ogni giorno un ragazzo di non più di 20 anni si traveste da rapinatore, picchia i suoi coetanei o fa del vandalismo. Tutto questo è causato dalla nostra società e dai rappresentanti delle istituzioni. Lo Stato deve far rispettare le regole, la cittadinanza deve essere attiva nell’educare i giovani istruendoli e seguendoli nel loro percorso formativo.
La prima e migliore educazione avviene fra le mura di casa. Dobbiamo dire ai genitori che i film americani che dipingono il padre e la madre come amichetti del liceo vanno buttati nel cestino. Al loro posto è bene ricordarsi invece dell’educazione impartita dalle generazioni precedenti. Una volta il padre o la madre che venivano a sapere che il figlio combinava una cazzata o che non studiava riprendevano aspramente quest’ultimo. Oggi, al contrario, aggrediscono l’insegnante che effettua il richiamo. A tal proposito mi è piaciuto ciò che ha scritto Fac:
« Sarebbe da denunciare tutte quelle persone che hanno sempre detto di non picchiare i bambini da piccoli, che i genitori devono essere comprensivi, che ci deve essere più dialogo e meno ceffoni.
Ok il dialogo ma forse qualche schiaffo si sente di più!»
Come detto, a noi giovani tocca il compito di far capire ai nostri coetanei scalmanati che quello che fanno non è giusto e non merita interesse o approvazione.




Sono d’accordo con voi, ragazzi. I bulli e i violenti vanno emarginati, isolati, boicottati, segnati a dito e non commiserati. Vanno estirpati dal branco in cui si nascondono per metterli di fronte alla legge e alle loro responsabilità. Anzichè perdonare e addirittura assolvere i colpevoli bisogna in primo luogo e senza mezzi termini condannarli e punirli, per pietà e rispetto anzitutto verso le vittime e le loro famiglie e poi verso la società sana, che ha il sacrosanto diritto di essere riconosciuta come tale, e perciò tutelata e difesa. Si ha ormai sempre troppa fretta di girare pagina, di dimenticare fatti orrendi e esecrabili, di pretendere il perdono prima ancora che la giustizia abbia comminato severamente la pena, di giustificare atti disumani sulla base di inaccettabili attenuanti, di tollerare che mostri e balordi inquinino le nostre strade e le nostre vite. Non basta soffrire per le povere vittime ed esprimere solidarietà, bisogna avere la forza di indignarsi pubblicamente e collettivamente per gesti inconcepibili in una società civile, che devono far riflettere ma anche agire. Educare significa anche correggere, proibire, rispettare ed esigere rispetto. Significa rifiutare l’omertà, l’indifferenza, la paura. Le Istituzioni, espressione democratica dei cittadini, devono avere il coraggio e la determinazione di condannare i gesti efferati; possono interrogarsi sul perchè di tanta violenza nella società e tra i giovani, sulla degenerazione dei costumi, sull’aberrante fascino suicida-omicida di droga, alcool e altre perversioni. Ma devono innanzitutto opporsi alla violenza, condannare e non sottarsi al dovere di punire o comunque di correggere in modo esemplare, per il bene degli inermi e dei pacifici. Perchè mai le famiglie che condividono i valori civili di uno Stato devono temere per la sorte dei propri figli che a questi valori sono stati educati? Perchè il bullo, il prepotente deve infierire impunemente sul debole? Perchè c’è più libertà di delinquere che di essere onesti? Esigiamo risposte, fatti, rassicurazioni. Non subiamo la violenza, ribelliamoci ai soprusi.
I cittadini si sentano Stato e lo Stato si senta cittadino.
Daniela