Giovani per la Libertà

Un blog dei giovani del Popolo della Libertà

Lettere dal 1945

con un commento

Ormai sono passati molti anni da quegli eventi che fecero rosso il nostro tricolore, forse anche troppi. I ragazzi che morirono sul finire di una guerra fra fratelli possono e devono essere accomunati da un ricordo condiviso. Noi che formiamo i giovani del presente abbiamo il sommo dovere di ricordare, di studiare, di sapere cosa accadde durante gli anni del totalitarismo, della guerra mondiale e civile. Dobbiamo sapere per quale motivo si celebri la data del 25 aprile come giorno di festa nazionale per la Liberazione dal nazifascismo.

A me per primo è capitato di non studiare a scuola cosa accadde dopo la liberazione di Mussolini da parte dei tedeschi nel ‘43. Il mio professore saltò con facilità la parte che riguardava la guerra civile, parlandoci per sommi capi della resistenza ed enfatizzando solo la scelta dei giovani che militarono in essa.

Liberazione d\'Italia, 1945

Durante l’ultimo anno di liceo fui preparato su ogni aspetto della filosofia totalitarista, sui crimini del fascismo e del nazionalsocialismo. Ore e ore spesi sui libri per apprendere come e perché si misero in atto quei crimini contro l’umanità. Non un minuto, però, fu speso per parlare di cosa fu la Repubblica di Salò, come venne formata, chi vi aderì e perché. Tante parole furono spese contro Mussolini e i fascisti ma non ricordo di nessuna lezione che facesse luce sui crimini che il Comunismo in Russia perpetrava sotto la causa dell’uguaglianza sociale.

Scopro solo oggi che il comunismo nel mondo ha prodotto circa 100 milioni di morti. E sempre in questi giorni leggo “La carta di Verona” conosciuta anche come “Programma di azione del Partito Repubblicano fascista”. Leggendo i vari documenti storici mi accorgo che in quei mesi che segnarono la fine della guerra molti giovani scelsero il destino dei vinti sulla base di ideali e convinzioni del tutto legittime. Basta solo leggere la carta di Verona per convincersi che quanto si voleva fare era qualcosa di ispirazione socialista e riformista.

Qualche minuto fa mi sono imbattuto per caso in un post sul 25 aprile e ve ne voglio citare un estratto riguardante le lettere di ragazzi condannati alla pena capitale:

Da “Lettere dei condannati a morte della Repubblica Sociale Italiana”
«…ieri sera dopo che mi è stata comunicata la notizia, mi sono disteso sul letto e ho provato una sensazione che già avevo conosciuto da bambino: ho sentito cioè che il mio spirito si riempiva di forza e si estendeva fino a divenire immenso, come se volesse liberarsi dai vincoli della carne per riconquistare la libertà. Non ho alcun risentimento contro coloro che stanno per uccidermi perché so che non sono che degli strumenti scelti da Dio che ha giudicato sufficiente il ciclo spirituale da me trascorso in questa vita presente. Cara mamma termino la lettera perché il tempo dei condannati a morte è contato fino al secondo. Sono contento della morte che mi è destinata perché è una delle più belle essendo legata a un sacro ideale. Io cado ucciso in questa immensa battaglia per la salvezza dello spirito e della civiltà, ma so che altri continueranno la lotta per la vittoria che la Giustizia non può assegnare che a noi.»
Franco (18 anni)

Da “Lettere dei condannati a morte della Resistenza”
«Muoio per la mia patria. Ho sempre fatto il mio dovere di cittadino e di soldato. Spero che il mio esempio serva ai miei fratelli e compagni. Iddio mi ha voluto, accetto con rassegnazione il suo volere… Non piangetemi, ma ricordatemi a coloro che mi vollero bene e mi stimarono. Viva l’Italia. Raggiungo con cristiana rassegnazione mia mamma che santamente mi educò e mi protesse nei vent’anni della mia vita. L’amavo troppo la mia patria: non la tradite e voi tutti giovani d’Italia seguite la mia via e avrete il compenso della vostra lotta ardua nel ricostruire una nuova unità nazionale. Perdono a coloro che mi giustiziano, perché non sanno quello che fanno e non pensano che l’uccidersi tra fratelli non produrrà mai la concordia… i martiri convalidano la fede in una Idea. Ho sempre creduto in Dio e perciò accetto la sua volontà.»
Giancarlo (20 anni)

A 63 anni dal 25 aprile 1945 sarebbe più giusto festeggiare sotto il tricolore e non sotto le bandiere rosse con la falce e il martello questa ricorrenza. Bisognerebbe ricordare tutto e non una parte della verità di quei fatti.

Written by 4lfre

27 Aprile 2008 a 11:23 pm

Pubblicato in Riflessioni, Società, Storia

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Una Risposta

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  1. a tal riguardo vorrei segnalare un libro di cui ho curato l’edizione: la trascrizione delle memorie di mio nonno, sottotenente dell’esercito preso prigioniero l’8 settembre e che ha girato l’Europa per 3 anni.
    Il libro si può comperare stampato o scaricare gratuitamente e si chiama “Quanta strada farai Gianni nella vita”, disponibile sul sito http://www.lulu.it.
    http://www.lulu.com/content/824336
    grazie

    jan

    1 Maggio 2008 alle 2:26 pm


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